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Biografia

Sono un’artista.

Ecco, l‘ho detto, ho pronunciato l’altisonante parola! Così a lungo temuta, ripudiata, puntigliosamente vivisezionata pur di dimostrare di non esserne degna. Troppo caricata di valori, di significati salvifici fin oltre i confini del mito per non esserne intimiditi. In fondo, ho ripetuto a me stessa per anni, nel linguaggio dei numeri la stringatezza del mio curriculum formale pronuncia la sua sentenza senza possibilità di appello: “no no cara, nessuna artista al momento qui”.
Eppure, nell’intimo il respiro traccia una storia diversa.
È la storia di una bimba che ha fretta di imparare a lavorarsi i suoi golfini e abitini da sé, belli come quelli che le fanno le nonne e la mamma naturalmente, ma più ancora di questo capaci di sibilare piccole poesie all’orecchio… sì, proprio così li vuole _poetici_ frammenti di un lungo racconto dai molti inizi e dalle infinite possibili continuazioni. Poetici come le lenticchie che imbeve nell’ovatta, sull’angusto balcone di casa, in fiduciosa attesa che un germoglio si affacci a sussurrare il suo canto verde; poetici come i reperti sumerici che sogna di disseppellire in un assolato angolo della Mesopotamia, avida di conoscere le origini più remote del linguaggio che è giunto fin nelle sue indaffarate manine. Piccole cose i frammenti, ma tanto potenti in mano ad un animo d’artista! Egli è capace di afferrare là, nell’invisibile spazio che lo circonda, un altro frammento fatto di niente, o di tutto a seconda, e provando e provando lo congiunge al primo che aveva in mano, facendone un provvisorio intero, vibrante di senso inatteso. È così che lo offre agli sguardi perché la poesia possa distendersi all’intorno. Questo è l’artista che sono.

Uscendo dalla scuola media ho declinato l’insistenza della professoressa di Arte perché proseguissi in studi artistici. Ho invece scelto di dedicarmi alle materie umanistiche, indugiando ancora nel lontano desiderio di scavare la terra riarsa dal sole in cerca di oggetti e costruzioni che raccontassero l’affascinante storia del nostro passato. L’Arte e l’Archeologia del Vicino Oriente Antico sono perciò state il mio riferimento ancora negli anni dell’Università. Finché sul desiderio della bambina è prevalso il bisogno della giovane di essere completamente presente nelle relazioni familiari. La totale assenza di linguaggio verbale nel nostro secondogenito ha poi dischiuso un indescrivibile orizzonte di esperienza, capace di ordire la più autentica delle trame nel telaio della mia vita: il bisogno di comunicare, e porre in comunicazione.

Il primo incontro col colore naturale l’ho avuto dentro la dispensa di casa. Tè, succo d’uva, curcuma e zafferano, chiodi di garofano e tuniche di cipolla. Ma la dispensa era troppo confinata, sono uscita tra sterrati di campagna e boschi. Ho incontrato forme a cui pian piano ho imparato a dare un nome, per poi irriverentemente dimenticarlo così da lasciare più spazio ai sussurri dei sensi, all’esperienza. Eccomi di nuovo alla terra, a prendere tra le mani piccoli frammenti di poesia, foglie e radici come lenticchie da avvolgere umide nel tessuto, perché germogliando narrino con me la silenziosa scrittura del mondo.

Il tessuto è il mezzo espressivo che dipana il mio vagabondare alla ricerca di provvisori equilibri. Superficie plastica capace di grandi suggestioni tattili e visive, nelle sue forme più naturali e meno sofisticate mi attrae a sé per il modo apparentemente distratto e dimesso con cui abilmente sintetizza molti aspetti della mia natura: l’ordine, il rigore, ma anche la cedevolezza, l’arresa gaudente allo spazio vuoto, la penetrabilità. Schermo dal mondo o tela su cui rappresentare i segni e disegni della mia immaginazione, a stretto contatto con il corpo il tessuto si imprime di tracce dagli spazi sottili ed istintivamente si fa abito, una seconda pelle che rivela codici complessi e stratificati, un costume di scena che oscilla tra ruolo scelto e ruolo imposto, tra forme riconosciute e segni inconsci.

Dentro e fuori dal tessuto, il movimento del filo traccia la storia definendo il ritmo della narrazione. Rallentato dalla mano che cuce si fa nenia ipnotica che trasporta altrove, distante dalla sola consistenza materica, si apre a possibili cambiamenti di direzione ed invita all’ascolto ogni senso.

Ricerco immagini genuine, autentiche nell’espressione di ciò che sono nel momento in cui sono. Mi commuove la forza pura che sprigiona la semplicità di ciò che è umile al mondo, ma regalmente connesso alla rete del vivente. Nell’applicare con istintiva cura e spesso insana autocritica le conoscenze maturate, rifuggo però con ostinazione il virtuosismo, il tecnicismo, ogni -ismo che ingabbi l’esplorazione e offuschi il contenuto, la dimensione di senso, la vibrazione sottesa allo slancio formale. Riconosco una viscerale predilezione per il dettaglio, il piccolo particolare, quel tratto leggero che amo nascondere allo sguardo più fugace. Muovo passi talvolta maldestri lungo il sentiero che costeggia il vuoto, nel costante esercizio di raggiungere la cima della montagna lasciando andare quanta più zavorra possibile lungo il viaggio.

Mi affido alla Natura. Ritrovo il mio posto quando ne sono accolta, riconosciuta come sorella. Camminare, attraversare con lo sguardo, prendere in mano una foglia, un sasso, un granello in terra, è come sfiorare di baci le persone amate. Avvicinarne una parte a me, condurla per mano nel mio mondo con la scusa di vederne insieme i colori, è il gioco più dolce per aprire uno squarcio tra i regni ed i loro linguaggi, ritrovarsi vicini, stessa matrice, stessi segni. Questa è l’ecologia del mio cuore nel cuore della Terra. Ogni altra istanza è per dopo.

Già alla scuola elementare la maestra, nella scheda di valutazione, scriveva di spiccate doti comunicative e di una spontanea attitudine alla condivisione delle mie conoscenze con gli altri. In molti avrebbero giurato che l’insegnamento sarebbe stata la mia professione. Naturale come la foglia raccolta nel bosco, perciò, che io proponga seminari, laboratori e corsi che coniugano la pratica della tintura e stampa botanica con l’esplorazione della propria cifra espressiva per mezzo del tessuto.
Anche in questo spazio di trasmissione e condivisione dei saperi e delle sensibilità, esattamente come nella mia personale ricerca artistica, l’urgenza -e massima fonte di gioia- è nello stimolare l’espansione della consapevolezza di sé e della relazione che spontaneamente si instaura con le creature vegetali a cui si attinge quali vividi strumenti espressivi. Non uso, ma interazione. Non ricette, regole e principi, ma conoscenza rigorosa delle dinamiche, dei presupposti, delle variabili, dei processi in atto. Nessun campionario identico per tutti, ma ascolto delle inclinazioni individuali e sperimentazione libera dall’attesa di un risultato imposto.
Ho una spudorata predilezione per gli allievi che fanno continuamente domande, che nel mentre della spiegazione si allontanano inseguendo i sentieri della loro immaginazione, che mi rivolgono quesiti ai quali su due piedi non so davvero rispondere.
Amo quel sottile disagio che affiora nel preparare un incontro con gli allievi, il senso di responsabilità al cospetto delle loro attese. Pungolo ineguagliabile, mi lascia assaporare fino in fondo la peculiarità del mio modo di condurre altri intorno al tessuto e al colore naturale: un modo fatto di semplicità e premura, che silenziosamente attinge non solo a ciò che conosco dell’arte tessile e tintoria, ma anche all’inusuale bagaglio di esperienze non ordinarie che fin da piccolissima hanno affinato le mie abilità percettive e la qualità delle mie attenzioni. 

2010

1a Land Art Sant’Anna del Furlo (PU) -collettiva-

2012
3a Land Art Sant’Anna del Furlo (PU) -collettiva-
7a Natural Dyeing Biennale in Aichi (Giappone) -collettiva su selezione- Secondo Premio Assoluto

2013
6a International Biennial Exhibition on Mini Textile, Kherson (Ucraina) -collettiva su selezione-
Viaggi brevi per un altrove, Museo Diocesano Jesi (AN) -solo-
Workshop Recycling_Design_Dyeing per Jes!
Anteprima Nottenera in Rassegna Sensi d’Estate, Museo Tattile Statale Omero, Ancona -solo-
4a Land Art Sant’Anna del Furlo (PU) -collettiva-
Performance al convegno “Canapa: tutto quello che si dovrebbe sapere”, Jesi (AN)

2014
Intervento in FOOD Happening per Pepelab, Jesi (AN)
2a VIVERE Naturalmente, Navelli (AQ) -collettiva-